Perché a Berlusconi conviene trattare
Gianfranco Fini, non senza qualche ragione istituzionale, è stato duro con il governo, in nome nientemeno che della “dignità del Parlamento”. Lo sfarinamento dell’altro polo del tendenziale bipartitismo italiano, quello del Partito democratico, comincia a produrre le sue conseguenze simmetriche.

Torna quindi un interesse oggettivo e convergente a un riconoscimento reciproco di ruoli tra i leader dei due maggiori partiti, base indispensabile per un confronto di merito su questioni spinose, dalla giustizia alle scelte istituzionali, tra le quali potrebbe riapparire anche una riforma dell’ultimo minuto del meccanismo per il voto europeo. Naturalmente non spetta a Berlusconi risolvere i guai del suo antagonista, ma se vuole consolidare il percorso di trasformazione del sistema politico che ha avviato con lui, deve avere l’iniziativa politica fredda, che è più utile del calore comiziale.